L’Europa è pronta ad abbandonare la tecnologia statunitense in favore di alternative private

Secondo un sondaggio di @protonprivacy condotto su 3.000 persone nel Regno Unito, in Germania e in Francia, la stragrande maggioranza dei consumatori dei tre paesi, ritiene che i propri paesi siano diventati dipendenti dalle aziende tecnologiche statunitensi e più di 8 su 10 sono preoccupati per questa dipendenza.

https://proton.me/blog/european-alternative-us-tech-survey

@lealternative

  • Elena Brescacin@poliversity.it
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    3 days ago

    @ilsimoneviaggiatore @lealternative Utenti non vedenti e ipovedenti OCCHIO. Infomaniak è quanto di più inaccessibile ci sia. Roba che per leggere da webmail o anche usare la suite, ci si mette un quarto d’ora per aprire un link. Poi pazienza quello. Anche se riesci a cancellare l’indirizzo email, non puoi eliminare l’account (non se hai problemi di vista, almeno).
    Magari per chi vede è OK, per gli altri è in block list.

    • ilsimoneviaggiatore@feddit.it
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      3 days ago

      Grazie per averci dato questo avvertimento, non ne ero a conoscenza. Da vedente posso aggiungere che l’interfaccia non è il massimo, ma si riesce a usarla senza rimpianti.

      Ci sono tante altre alternative comunque, come Proton o posteo, che non è gratis ma costa solo 1 euro al mese se non erro. (Tutamail non la cito neanche perché dicevi che non va benissimo per i non vedenti…)

      • Elena Brescacin@poliversity.it
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        3 days ago

        @ilsimoneviaggiatore Io ho mailbox.org, e proton (mailbox.org è a pagamento 36 euro all’anno) con mailbox mi trovo bene anche a livello accessibilità. Proton ce l’ho, ma non ha una che per me è una killer feature: configurazione con un client mail che scelgo. Proton ha un bridge che è una rottura di tole unica (accessibilità non pervenuta), infomaniak lo stesso ha una procedura prima di farti configurare imap/smtp, tuta ci sto sbattendo le corna per sistemare dei bug di accessibilità, posteo devo capire le condizioni. Ma anche provassi a spendere un euro per avere un mese di test, il mondo non casca.

        • ilsimoneviaggiatore@feddit.it
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          2 days ago

          Insomma possiamo solo migliorare! E pensare che siamo proprio noi europei a fare leggi sull’accessibilità, e a sbandierarle.

          Gli “amici” di tuta hanno preparato per noi un articolo con provider suggeriti. Escludendo il primo (che sono loro) e altri che già conosci, forse c’è qualcos’altro cbe può darti uno spunto. Ma per l’accessibilità, non saprei.

          https://tuta.com/it/blog/best-private-email-service#no-7-hushmail

          • Elena Brescacin@poliversity.it
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            1 day ago

            @ilsimoneviaggiatore Il problema non è la normativa. Io ho ormai 25 anni di esperienza, e sono la prima a dire che i primi a mettere difficoltà, sono i creatori delle linee guida per l’accessibilità. W3C e simili. Sono complesse, proprio a livello di consultazione dei documenti. Ma il problema principale è che ci sono 20 anni abbondanti di normative, di standard, di leggi, e sulla formazione investono pochissimo. Di conseguenza, non può entrare nella mentalità, qualcosa che non hai mai insegnato in nessun libro/corso. Accessibilità, come sicurezza e riservatezza, sono caratteristiche fondamentali da includere in un progetto a partire dal design, non alla fine perché la norma te lo impone.

            • ilsimoneviaggiatore@feddit.it
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              1 day ago

              d’accordissimo con te.

              Io stesso che pure sono un professionista, seppure non sviluppatore, in 30 anni di lavoro ho fatto un solo corso sull’accessibilità, tra l’altro imposto soltanto per paura degli obblighi di legge.

              Una palla infinita di 45 ore, una settimana piena di lavoro con straordinari, e il tutto per illustrare un dedalo di normative e trucchi del mestiere utili a chi fa pagine web (che io non ho mai fatto né avrei dovuto fare), per renderle “compatibili con gli screen reader”. Peccato che io non sia uno sviluppatore.

              Questo è il livello che abbiamo mediamente nel nostro Paese, difficile che le cose migliorino presto.

              Mi sono comunque portato a casa i concetti, che male non fanno mai, e la consapevolezza che occorre iniziare a lavorare pensando ad un mondo in cui tutti possano avere il livello di accesso migliore possibile. Forse non sarà poco, ma 45 ore anche no.

              • Elena Brescacin@poliversity.it
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                1 day ago

                @ilsimoneviaggiatore 45 ore di teoria non servono a un cazzo se non ti fanno sentire lo screen reader, l’effetto che fa una pagina accessibile e una no, se non ti spiegano come si usa, ecc. I corsi fatti solo con le chiacchiere, vengono a noia perché sono astratti.